Se le squadre giocano e vincono la partita senza le indicazioni continue dell’allenatore, vuol dire che il “mister” ha fatto un ottimo lavoro.

Cosa ti spinge a fare il lavoro che fai?

Oggi, più che mai, il desiderio di capire lo scenario delle nuove sfide del cambiamento.

Il mondo è diventato più grande e più vicino negli ultimi venti anni, e gli stimoli arrivano in numero e velocità sempre crescenti, mentre, contemporaneamente, anche la nostra sensibilità si sta modificando di conseguenza.

È questo un momento davvero “eccitante” nel quale è necessario spendersi senza riserve, sperimentare, conoscere. Nello specifico del settore automotive, questa spinta sta iniziando a prendere forma in questi ultimi anni, è l’ambito in cui si è innovato meno, e per questo anche quello dove nei prossimi anni avremo una forte accelerazione.

Quali sono i comportamenti/le azioni che rendono visibile il tuo why?

E’ importante essere molto chiari e diretti nelle comunicazioni. Oggi il “why” è il fondamento per costruire un percorso duraturo e l’esempio diventa un forte strumento di persuasione.

Chiedere a se stessi e alle persone con cui lavoriamo il “perchè” su piani, decisioni, opinioni aiuta tutto il sistema ad acquisire consapevolezza e profondità. Oggi, avere radici profonde, assicura il nutrimento per crescere e migliorare.

Immagina di essere uscito un attimo da una riunione. Cosa vorresti che gli altri dicessero di te e del tuo modo di affrontare il lavoro?

Sarei soddisfatto se continuassero a lavorare e discutere come prima. In fondo credo che la più grande vittoria di un manager, sia non esserci. Se le squadre giocano e vincono la partita senza le indicazioni continue dell’allenatore, vuol dire che il “mister” ha fatto un ottimo lavoro.