La tela è il computer, la tastiera è il pennello e i linguaggi di programmazione sono i colori.

Cosa ti spinge a fare il lavoro che fai?

La passione! Sono cresciuta con un bellissimo poster sul mio letto, la mia “rock star” era Einstein, mai avrei immaginato all’epoca di diventare un’inventrice informatica.

A 13 anni adoravo passare il tempo programmando, ero una piccola NERD che aveva scoperto di essere più brava con i linguaggi di programmazione rispetto a quelli naturali.

Mi sono talmente appassionata che ho seguito tutti gli studi in questo settore. Mi sono diplomata come perito informatico e poi laureata in Scienze dell’Informazione presso l’Università degli studi di Bari. Lavorare per un colosso informatico mondiale non poteva che essere il sogno nel cassetto di una ragazzina tarantina di 14 anni. Mi piace tantissimo il mio lavoro perché amo creare progetti nel mondo digitale che migliorino la qualità di vita delle persone.

Quali sono i comportamenti/le azioni che rendono visibile il tuo why?

La passione, la creatività, la curiosità e l’ottimismo! C’è chi pensa che lavorare nel mondo digitale sia un lavoro freddo, io penso invece che essere un informatico significhi essere creativo, innovativo e fantasioso. Per me l’informatico è un “moderno artista”; la tela è il computer, la tastiera è il pennello e i linguaggi di programmazione sono i colori. I punti di forza di una ragazza è la sua passione, creatività, voglia di scoprire, non si dice “che la cuoriosità è donna?”

Che il digitale è roba per donna ce lo ha insegnato la storia, infatti l’informatica è nata dalla creatività della donna: il primo sviluppatore è stato Ada Lovelace, figlia del poeta lord Byron. Un’artista figlia di artista.

Queste mie caratteristiche mi hanno portato a diventare un Master Inventor, cioè è un inventore di brevetti nel campo digitale. La qualifica e la nomina a Master Inventor sono regolate dal valore del contributo di un inventore al portafoglio di brevetti. IBM verifica molti aspetti dei contributi di un inventore, incluso l’impatto dell’invenzione stessa e considera anche il contributo che un inventore fornisce alla comunità, sia agendo come revisore dei brevetti, sia fornendo feedback e indicazioni ai nuovi inventori. In Italia non siamo più di 15 Master Inventor.

Immagina di essere uscito un attimo da una riunione. Cosa vorresti che gli altri dicessero di te e del tuo modo di affrontare il lavoro?

Mi piacerebbe se dicessero che sono una persona determinata, concentrata e ottimista. Una persona che contagia chi lavora con lei con la sua passione, entusiasmo ed energia positiva. Mi piacerebbe che si dicesse “Questa Floriana affronta il lavoro con i suoi motti #nessunapolemica e il #bicchiereèsempremezzopieno”. Vorrei che fosse apprezzata la mia capacità nel problem solving, ma soprattutto il saper mediare e negoziare con efficacia anche in situazioni difficili.  Che affronto le sfide con rispetto, determinazione e passione. Un po’ da ex atleta (sono stata velocista sui 100 e 200m): mi concentro sull’obiettivo finale allenandomi con la squadra duramente, ma divertendomi, sapendo cosa voglio ottenere, stando nelle regole e non lasciandomi deconcentrare da altri fattori. Consapevole che le sfide si possono anche perdere, ma mettendoci tutta me stessa in maniera positiva, per vincerle.