“Il teatro è il luogo delle relazioni. Un ottimo strumento per capire le dinamiche di gruppo e il tipo di comunicazione... che ognuno ha con gli altri. Essendo un luogo in cui si costruiscono e si scoprono le relazioni è anche socializzante per sua natura. Nello spazio protetto del teatro si innovano i riti quotidiani e nascono idee e progetti per il cambiamento.” (C. Bernardi)

Nello spazio protetto del teatro si innovano i riti quotidiani e nascono idee e progetti per il cambiamento

Cambiamento, relazioni, teamwork, dinamismo sono fattori critici di successo nello scenario attuale. I clienti si conquistano con customer experience eccellenti, anzi uniche e personalizzate, create da team motivati e affiatati; servizi sempre meno tangibili richiedono capacità di sviluppo e di comunicazione evolute; il mercato globale premia flessibilità e change leadership - solo per fare alcuni esempi.

Il teatro, come metafora e come allenamento delle capacità manageriali offre strumenti per migliorare il team engagement, potenziare le capacità relazionali, facilitare collaborazione e innovazione nei gruppi di lavoro, allenarsi a guidare il cambiamento.

Il teatro offre strumenti per migliorare il team engagement, facilitare collaborazione e innovazione nei gruppi di lavoro

Attraverso "esercizi" teatrali creati ad hoc è possibile:

  • stimolare l'ascolto attivo e l'empatia sia verso i clienti che verso i collaboratori: provare a “mettersi nei panni di…”
  • ottenere una maggiore capacità espressiva, nella comunicazione interpersonale e nello storytelling
  • attivarsi per gestire situazioni nuove e imprevisti, come accade nell'improvvisazione teatrale
  • raggiungere maggiore consapevolezza nel muoversi "sulla scena" lavorativa e con i compagni di scena

Le attivazioni teatrali sono efficaci perché:

  • il gioco teatrale (“to play”, “jouer”) consente di uscire dagli schemi quotidiani del lavoro per liberare energia, creatività, agility tipiche del “bambino interiore”;
  • il training teatrale nasce per potenziare capacità di comunicazione, espressività e relazione in modo leggero e piacevole;
  • l’utilizzo del corpo garantisce immediatezza e efficacia nel tempo, grazie alla memoria fisica.

Citando il regista P. Brook: “In teatro si è permanentemente costretti a lottare per scoprire e mantenere questo triplice rapporto: con se stessi, con l’altro e con il pubblico. È facile chiedere ‘Come?’. Non esiste una ricetta consolatoria. Il triplice equilibrio è un concetto che richiama subito l’immagine di un funambolo. Questo riconosce i pericoli, si allena per essere pronto ad affrontarli, ma l’equilibrio è lì, pronto a essere trovato o perduto a ogni passo che egli compie sul filo.”


E a proposito di funamboli, di sfide apparentemente impossibili e del teatro come metafora aziendale, ecco un video in cui Philip Petit, l’uomo che ha camminato sulla fune tra guglie di Notre Dame, racconta come passione, tenacia e ispirazione permettono di arrivare a guardare il mondo da un’altra prospettiva e andare in scena a prendersi gli applausi!

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