Dietro la storia di un brand di successo c’è sempre una storia importante. Si sente spesso dire che le persone non acquistano semplicemente prodotti ma storie e che, quindi, sono le storie che sanno rendere un brand memorabile e preferibile. Sarebbe però una visione miope considerare che l’efficacia di un racconto sia tutta nell’abilità narrativa degli storyteller che hanno iniziato a popolare la funzione marketing. Secondo l’approccio dello storydoing, infatti, la storia deve porsi al centro della strategia, come punto di partenza di tutte le azioni e le comunicazioni e come riferimento per tutte le funzioni organizzative.  Per dirla meglio, con le parole di Ben Horowitz “a company without a story is a company without a strategy”.

“A company without a story is a company without a strategy” [Ben Horowitz].

Diamo sostanza alle storie che raccontiamo

L’assunto di fondo di questo modo di intendere il ruolo della narrazione è che se la storia che racconti circa la tua azienda non è vera, il tuo racconto suonerà come vuoto. Cosa che, ovviamente, non porterà nulla di buono… L’unico modo in cui una storia può essere percepita come vera è quando essa è raccontata attraverso azioni che le danno sostanza. È attraverso un “action pathaway” che si possono offrire alle persone esperienze uniche che possano diffondersi proprio grazie al racconto di chi le ha vissute o di chi è riuscito a fare della storia del brand una parte della propria. Insomma, che ci piaccia oppure no, le storie rilevanti sono quelle che stanno alla base della buona reputazione. E questa si fa coi fatti prima, e con le parole poi. 

Le Storydoing Companies entrano nelle storie delle persone

Da una storia visionaria, capace di calarsi in ogni azione e in ogni racconto, sono nate le imprese di successo come Apple, Red Bull, Starbucks – per fare qualche esempio. Ty Montague ha definito quei brand come “social by design”, cioè brand che si sono basati su una storia che le persone hanno ritenuto interessante condividere e diffondere perché ha dato qualcosa anche a loro.  Dalla ricerca di Co:collective emerge che le Storydoing Companies hanno potuto modificare i loro investimenti nell’area della comunicazione riducendo l’investimento in paid media proprio grazie alla capacità di far leva sul potenziale comunicativo e conversazionale dei suoi “ambassador”. 

Diventa allora sempre più cruciale saper leggere molto bene i propri interlocutori, capirne il momento di vita, entrare nella loro storia e farla evolvere. Perché è proprio dalla relazione tra la corporate brand metastory e personal brand metastory che si sviluppano le storie di maggior successo.

Diventa sempre più cruciale saper leggere i propri interlocutori, capirne il momento di vita, entrare nella loro storia e farla evolvere.

Per concludere

Riassumendo, quindi, una Storydoing Company deve:

  1. avere chiara la propria metastory
  2. porre la propria metastory al centro della strategia (non solo del marketing)
  3. agire la propria storia e farla vivere al suo pubblico
  4. allearsi col suo pubblico (interno ed esterno senza distinzione) affinché partecipi alla costruzione della storia
  5. ascoltare le storie e i sogni delle persone 
  6. conversare col proprio pubblico (interno ed esterno senza distinzione) per approfondirne la conoscenza. 

Se pensiamo al rapporto tra i brand e il mercato, forse questo sta già avvenendo. Ma quando guardiamo dentro le imprese, alle persone che le abitano, c’è sicuramente ancora tanto da fare…

Ti interessa approfondire il tema delle Storydoing Company?

Guarda questa breve intervista per Rai Scuola, rilasciata nella cornice del Festival di Camogli.

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Storydoing. Storie da raccontare, catturare agire - Festival della Comunicazione di Camogli
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