Lunedì 9 ottobre è stato assegnato il Premio Nobel per l’economia 2017 a Richard Thaler, autore della teoria del Nudge, disciplina alla quale ci siamo avvicinati da un po’, grazie anche al contributo di Carlo Turati, appassionato di processi di apprendimento e di innovazione organizzativa e esperto di economia comportamentale.

E proprio insieme a lui vogliamo commentare l’importanza e il valore di questo riconoscimento.

Non è la prima volta, infatti, che il Premio Nobel per l’economia viene assegnato a un teorico che si occupa di persone; basti pensare a Daniel Kahneman, psicologo israeliano premiato nel 2002. Sia Kanheman, sia Thaler hanno creato un ponte tra la ricerca psicologica e le scienze economiche, dimostrando che i comportamenti delle persone influenzano gli andamenti dell’economia.       

        

La parte interessante è che il Nobel arriva oggi ma la consacrazione della nudge è più datata. Risale alla stesura del libro di Thaler e Sunstein, “Nudge. La Spinta gentile” (2009) prima e, successivamente, ai governi di Obama e Cameron. Entrambi hanno dato vita a delle Nudge Unit la cui funzione era quella di capire in che modo condizionare alcuni aspetti della vita pubblica.     

La Nudge nasce quindi con l’obiettivo primario di indirizzare gentilmente i comportamenti collettivi. Ad esempio in Inghilterra la Nudge è stata utilizzata per indurre i cittadini a non affollare il pronto soccorso degli ospedali, o a non evadere le tasse, facendo leva sui comportamenti virtuosi altrui (di chi paga le tasse puntualmente, in questo caso) e sugli effetti del confronto sociale sul singolo, ma senza pressione. Tutti aspetti che appartengono a quella disciplina che gli esperti di settore definiscono Behavioral Economics.

Un altro esempio può essere quello di finti passanti o dissuasori del traffico in 3D a ridosso degli attraversamenti pedonali per indirizzare buone pratiche di guida e disincentivare atti di pirateria stradale. Un trompe l’oeil per ingannare il nostro cervello dal momento che, per nostra stessa natura, tendiamo a cadere in trappole cognitive.

Ed è proprio qui che si inserisce la Nudge. In modo bonario, anche un po’ paternalistico se vogliamo: dato che da soli non siamo in grado di prendere decisioni giuste per noi, la Nudge ci prende per mano e ci induce a comportarci meglio.

Questo perché le scelte ottimali appartengono alla teoria. In quanto esseri umani non siamo in grado di rispettare le regole del gioco in un contesto di ottimizzazione decisionale. Non abbiamo un controllo della realtà futura tale da permetterci di decidere in assenza di incertezza di rischio. Siamo convinti di essere consapevoli delle scelte che facciamo, ma in realtà non lo siamo.

Cosa può insegnare l’economia comportamentale alle aziende

Tornando a Thaler e al suo riconoscimento per aver costruito un ponte tra le analisi economiche e psicologiche dei processi decisionali individuali, possiamo ritrovare le stesse dinamiche comportamentali anche in azienda.

 

Gli esseri umani sono gli stessi al di là del tornello. In quanto umani, facciamo fatica a cambiare, per una sorta di meccanismo inerziale che ci induce a fare sempre le stesse scelte.

Alcuni meccanismi sono legati a come percepiamo l’ambiente che ci circonda. È possibile indurre comportamenti collaborativi, semplicemente ridisegnando gli spazi. Esistono ricerche recenti sulla crisi dell’open space, a vantaggio di spazi chiusi ma collettivi, più simili ad aree di smart working.

Anche gli spazi di passaggio (come la macchinetta del caffè, o i corridoi dei nostri uffici) possono essere progettati in modo da stimolare determinati atteggiamenti o favorire la collaborazione.

Ed è qui che le decisioni organizzative possono giocare un ruolo fondamentale, favorendo un sistema di architettura delle scelte che guidi gentilmente le persone verso lo scambio reciproco, la creazione di connessioni e senso di appartenenza.

La maggior parte delle volte si tratta di azioni a bassissimo costo. Non sono iniziative impegnative né dal punto di vista economico, né del risultato. Sono piccole cose che hanno un effetto domino significativo.

Il tutto, ancora una volta, senza pressione, lasciando alle persone la libertà di rendersi conto da sole del vantaggio di preferire comportamenti diversi da quelli a cui si è abituati.

 

È come ascoltare una bella storia: il buon esempio ci fa pensare che quel percorso sia fattibile e quindi in qualche modo ci spinge ad agire in modo virtuoso.

La Nudge diventa perciò territorio dell’essere umano, perché così siam fatti e così possiamo essere guidati.

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