Ci capita sempre più spesso di affiancare ai classici corsi standard sulle soft skills – sempreverdi, perché le organizzazioni, in fin dei conti, hanno tanti elementi in comune e uno su tutti è… le persone! – percorsi tailormade che hanno come obiettivo e mandato aziendale quello di ampliare i confini mentali dei manager, ispirarli e generare in loro delle spinte innovative.

Per noi sono occasioni ghiotte, perché ci permettono di esercitarci nell’essere “learning designer”, mescolando anche i nostri interessi e le nostre curiosità nel confezionare vere e proprie experience uniche, che abbiano però comunque alla base un obiettivo fortemente formativo e che sfocino poi in progetti aziendali concreti e in cambi di comportamenti.

Non stiamo parlando di semplici attività outdoor (la prossima volta che penserò all’orienteering prometto di autocensurarmi!), ma di esperienze immersive che permettano di toccare con mano il mondo che cambia.

Progettiamo queste Learning Experience pensando all’effetto WOW (ma non solo a quello!) che possono suscitare nel partecipante, che viene invitato non a presenziare soltanto, ma a partecipare e interagire davvero.

Uno dei percorsi più belli che abbiamo recentemente progettato e sperimentato è stato un vero e proprio learning-on-field: abbiamo invitato le persone in location fortemente innovative per cultura e tecnologie (coworking, data center, digital agency) e abbiamo fatto in modo che i manager dell’azienda cliente per cui abbiamo progettato la LX dialogassero direttamente e in maniera molto libera con gli esperti di contenuto (professionisti, ingegneri, creativi).

Siamo stati dei veri e propri “connettori” in grado di portare le persone fuori dalle mura aziendali (viva il nostro caro concetto di Comfort Zone Remover!), far vivere loro posti lontani per mindset e impostazione, permettere loro di porre domande anche complesse a esperti verticali di contenuto (in questo caso su design, FinTech, blockchain, smart city).

E noi per primi abbiamo percepito l’energia che sprigionano i partecipanti quando esplorano, vedono e toccano con mano - un oggetto che viene stampato con la stampante in 3D, l’immensità di un data center che gestisce milioni di byte, una tecnologia che migliora la quotidianità delle nostre vite. Un’esperienza completamente diversa dall’aula, dove per avvicinare le persone al digitale avremmo guardato strumenti (ma il digitale è uno switch mentale, non un mezzo!), fatto esercizi di simulazione e – forse – ci saremmo confrontati sui nostri comportamenti abituali.

 L’ultimo appuntamento è stato davvero in aula, e lo abbiamo dedicato al lavoro di sintesi. Abbiamo accompagnato come facilitatori i manager nel percorso di confronto e di racconto delle esperienze. Abbiamo aiutato e fertilizzato, come cerchiamo sempre di fare, affinché si contaminassero tra di loro, senza dare “la visione del trainer”.

Perché nelle nostre Learning Experience guidano i partecipanti, le loro conoscenze (vecchie e nuove, apprese e condivise!) e curiosità.

E ci piace così, davvero.