C’è una parte di noi che trema all’idea di immagazzinare dati nudi e crudi e poi c’è il nostro cervello che sa come fare perché è stato progettato per accumulare dati, informazioni e conoscenza.

Il suo unico problema è che non è un cervello filosofo, non è a suo agio con l’astrazione. Per lui, 100 grassi non significano niente, se vuoi farglielo capire devi dargli un’immagine concreta, tipo 2 cheeseburger e un bello shake vaniglia e cioccolato. Forse è per questo motivo che da bambini dovevamo riempire vasche da bagno di 3 metri cubi con un rubinetto da 15 litri al secondo e una perdita di 13 al minuto; oppure sommare mele con pere e poi togliere le pere e aggiungere altre mele. Il nostro cervello –parlo di quello medio, mica Gauss o Von Neuman- preferisce restare a terra. Questo non significa che non può capire l’astrazione, ma che apprende e memorizza più facilmente con la concretezza.

La casa del racconto

Torniamo alla domanda iniziale: quante parole o numeri o date o nomi pensate di poter immagazzinare in tre minuti? A freddo la risposta è molto prudenziale, 5 o 7 nella media, soprattutto all’inizio o alla fine della sequenza (pensate a cosa ricordate quando vi dicono un numero di telefono). Ma se provate a ‘organizzare’ nomi, numeri, oggetti, ecc. in modo diverso, le cose cambiano. Immaginate che un giorno, e non chiedetemi perché, dobbiate imparare a memoria questa lista di 20 oggetti e di avere solo un paio di minuti per farlo.

  • Legno
  • Penna
  • Automobile
  • Finestra
  • Giacca
  • Libro
  • Mango
  • Cellulare
  • Altoparlanti
  • Grillo
  • Fiori
  • Serpente
  • Regalo
  • Borsa
  • Monitor
  • Scarpe
  • Tavola
  • Carta
  • Vestiti
  • Tappeto

Pensate sia un’impresa improba? Forse sì, ma non per il vostro cervello, purché gli forniate gli elementi in modo coerente con il suo modus operandi. Ne cito quattro e davvero semplificando molto la faccenda:

  • il cervello lavora per immagini più che per parole
  • il cervello è sempre alla ricerca di relazioni causa-effetto
  • il cervello si ‘sveglia’ per contrasto e sorpresa
  • il cervello si ‘scalda’ con le emozioni

E questo ci porta nella casa delle storie, anzi del racconto. Organizzare elementi casuali in un racconto è un aiuto alla memoria. Nel nostro caso,  un racconto che inizia con un pezzo di legno e finisce sdraiati su un tappeto. Un racconto per cui il pezzo di legno diventa una matita con cui cerchiamo di forzare la serratura di una automobile. Non riuscendoci spacchiamo il finestrino ma, nell’entrare, rompiamo la giacca. Ne esce un libro sul mango, anzi su un mango speciale a forma di telefonino con una buccia fatta di altoparlanti. Andiamo a casa con macchina e mango satellitare e ci apre la porta un grillo con dei fiori in mano tra cui si nasconde un serpente. Col serpente potremmo farci un regalo, una bellissima borsa. Lo appoggiamo davanti al monitor, proprio accanto a un paio di scarpe che in casa nostra stanno sempre sul tavolo. Ovviamente non sul tavolo tavolo, su della carta. Poi ci voltiamo e proprio lì –sul tappeto- notiamo del vestiti. Vestiti sul tappeto di fianco alla carta che sta su un tavolo per tenere separate le scarpe di fronte al monitor dove ho appoggiato la borsa-regalo fatta con un serpente che ho trovato in un mazzo di fiori che mi ha regalato il mio grillo domestico dopo che sono rientrato in automobile ascoltando dagli altoparlanti il mio telefono cellulare a forma di mango di cui ho letto su un libro che mi è uscito dalla giacca quando ho rotto il vetro della macchina, visto che non ero riuscito a forzarla con una matita fatta di legno. Immagini, relazioni causa-effetto e la sorpresa di un grillo che ti apre la porta mentre cerchi di telefonare con un mango.

Racconti e memoria

Da che siamo ‘homo’, alle storie abbiamo affidato ciò che sappiamo perché potesse diventare patrimonio collettivo e sopravvivere. Da che siamo ‘homo’ le storie sono state il più grande contenitore di tradizione e conoscenza, dati e lunghi elenchi. In un mondo antico senza parola scritta, le storie sono state il nostro modo di mettere nero su bianco ciò che piano piano scoprivamo. E trasmetterlo. Siamo antichi e siamo molto simili a ciò che eravamo prima che venisse inventata la scrittura. Insomma,  il nostro cervello è cablato per le storie e –come dice Godard- “Sometimes reality is too complex. Stories give it form “. Con le storie abbiamo imparato a navigare il Mediterraneo e a far di conto, figuratevi se il nostro cervello non è in grado di immagazzinare 20 oggetti a caso. Con le storie.