Siamo appena tornati da Camogli, per la terza volta ospiti del Festival della Comunicazione che da sempre ci offe una bella occasione per sviluppare qualche riflessione sul nostro tempo. Quest’anno il Festival era dedicato al tema delle “connessioni” che, in un mondo in cui siamo sempre connessi e le connessioni sono alla base dell’economia collaborativa, ci ha fatto riflettere sulla possibilità che le imprese possano imparare qualcosa dalla sharing economy e dalla fiducia che la rende possibile. Il titolo del nostro intervento. “Le connessioni nudge. La spinta gentile verso la fiducia” presenta due temi che ci piacciono molto: le connessioni che per funzionare hanno bisogno di fiducia, e la fiducia che non può essere imposta, ma può essere aiutata in modo gentile.

Vi proponiamo qui di seguito il video completo del nostro intervento e anche una sintesi dei contenuti da leggere nel tempo di un caffè.

La sharing economy: esiste una tecnologia della fiducia?

Viviamo in un tempo strano e bellissimo, in cui succedono cose che avrebbero fatto inorridire fino a poco tempo fa. Se avete dormito in casa di uno sconosciuto, guidato a fianco di uno sconosciuto, persino organizzato una partita di calcetto con altri 9 sconosciuti, avete sfidato tutte le regole di buon senso che i nostri genitori si sono dannati per inculcarci, a cominciare dal classico “non dare passaggi agli sconosciuti!”. Se ci guardiamo intorno, è come se vivessimo in un mondo di appuntamenti al buio: da Airbnb a Blablacar a OnVaSortir!, ricerchiamo e incontriamo perfetti estranei per viaggiare e passare il nostro tempo libero. E lo facciamo senza nessuna forzatura e difficoltà. Visto che sempre più spesso troviamo normale condividere, cooperare, scambiare, anche con sconosciuti, ci siamo chiesti se, alla base di questa nostra disponibilità non ci sia una qualche “tecnologia della fiducia”. Una sorta di progettazione intenzionale delle condizioni che permettono a due completi estranei di fidarsi l’uno dell’altro.

Perché si sa, vale per la fiducia quello che P. Senge dice per il commitment: “You cannot force commitment, what you can do… You nudge a little here, inspire a little there, and provide a role model.”.

Le connessioni nudge

Cominciamo dall’aggettivo che abbiamo usato nel titolo del nostro intervento: “gentile”. A noi tutti piace incontrare la gentilezza, persone con un modo di fare garbato, capaci di farci sentire liberi e padroni di noi stessi anche quando dobbiamo fare una scelta. “Gentile” ci aiuta a tradurre “nudge” che, letteralmente significa “pungolo”, ovvero spinta leggera, che indirizza il comportamento delle persone senza forzarle. “Nudge” sono le azioni di progettazione dell’architettura di scelta che permettono di produrre comportamenti attesi, sfruttando le pieghe del nostro cervello e in particolare la sua naturale predisposizione a farsi intrappolare da euristiche e bias. Per orientare i comportamenti delle persone esistono, quindi, diverse possibilità: posso scegliere la strada dell’obbligo e del divieto, così come quella dell’incentivo economico, ma posso anche intervenire in modo più gentile, indirizzando il comportamento delle persone che non sono poi così razionali quando devono scegliere.

Il nudging lavora su territori come lo spazio, l’accessibilità, il consenso sociale, la numerosità delle alternative la sua azione è apparentemente marginale, ma alla lunga, si rivela fondamentale. Per approfondire il tema puoi leggere i nostri articoli sulla Nudge Theory e sul nudging in azienda.

Perché le imprese possono imparare dall’economia collaborativa?

Questo è un tempo un po’ particolare dove c’è una doppia velocità tra quello che succede nel mondo fuori dalle imprese e quello che succede al loro interno. Proprio per questo riteniamo che sia un momento molto interessante per i manager che possono guardare quello che succede fuori per fornire un’esperienza analoga alle persone che vivono dentro all’organizzazione.

Le imprese possono costruire le condizioni “gentili” perché le persone collaborino e scambino molto di più anche nelle organizzazioni, creando connessioni, senso di appartenenza e favorendo, quindi, la trasformazione dei collaboratori da consumatori passivi a contributori.

Nelle prossime “puntate” vi proporremo un approfondimento degli ingredienti della fiducia e alcuni stimoli su quello che il management può imparare se osserva quel che accade fuori dalla porta della sua impresa.