Ci ha fatto una sorpresa Massimo Benedetti, Storytelling Specialist, Communication & Social Media Manager. Appassionato di Corporate Storytelling, lavora con micro imprese, progettando e realizzando strategie di comunicazione e racconti digitali.

Oggi Massimo ci condurrà dietro le quinte di una strategia di storytelling aziendale, capace di creare i presupposti per un engagement efficace.

Prendi posto e mettiti comodo, lo spettacolo sta per iniziare. Lasciamo il palco a Massimo...

Qualche anno fa ho partecipato ad un corso di teatro. Il motivo è stata la curiosità: è una forma di comunicazione e quindi mi affascina.  Avrei potuto scegliere la danza ma avevo troppi freni, in primo luogo, tutti, e dico proprio tutti, gli amici e i parenti. 

Una delle prime cose che mi ha detto l’insegnante è stata: “Il palcoscenico è un luogo assolutamente protetto, sul quale puoi essere chiunque o qualunque cosa”.
Affascinante, non trovate?

L’azienda è come un palcoscenico

Con il tempo ho capito che quella espressione deve essere sviluppata e adattata alle situazioni, sul palco puoi essere chiunque e qualunque cosa, ma per la buona riuscita dello spettacolo ci deve essere un regista, ci sono altri attori che interagiscono, un copione da seguire. Addirittura nelle sessioni di teatro improvvisato, esiste una traccia.

Quindi ognuno si inserisce con le sue capacità e attitudini all’interno di una storia. 

In “Storytelling Kit - 99 esercizi per il pronto intervento narrativo”, Federico Batini e Andrea Fontana scrivono: “il racconto del sé professionale è sempre una fiction, una porzione di realtà che affidate strategicamente al mondo.” Credo quindi che immaginare l’azienda come un palcoscenico possa aiutarmi a dire meglio cosa penso dello storytelling di impresa.

Dopo le prove…

C’è un palcoscenico sul quale, in primo luogo, si effettuano le prove. Ecco perché si tratta di un “luogo protetto”, ognuno ricopre un ruolo e può dare spazio alla sua attitudine, permettendosi di sbagliare, osare, sperimentare. Il tutto si deve svolgere in un contesto stimolante che faciliti creatività e sviluppo dell’azione. Faccio il parallelo con la narrazione interna di una azienda, quella autentica, con i limiti e la faccia più genuina: quella delle prove, degli errori, dei successi sudati e vissuti. Fatta di elementi che devono restare all’interno, incluso il rapporto tra colleghi, con i responsabili di settore o, ancora, le storie della singola persona in merito alla sua posizione, a ‘come sta’ sul posto di lavoro.

Come succede nelle prove teatrali, in questa fase si trovano gli spunti per la buona riuscita dello spettacolo, seguendo la metafora, per un efficace corporate storytelling.

… si va in scena!

Esiste uno spettacolo da mettere in scena che, come detto prima, è quella parte ‘strategica’ che l’azienda e le persone che la compongono vogliono mostrare. Essendo strategico deve essere preparato, studiato e proposto a regola d’arte perché sia efficace e, nel contempo, metta in luce la professionalità della compagnia/azienda. In questa parte della narrazione tutto è pronto per essere raccontato, il palcoscenico comincia ad essere meno protetto perché c’è un pubblico: gli errori devono essere nulli o ridotti al minimo, se qualcosa va storto, può darsi che non ci verrà concessa una replica. 

Chi ci concede la replica? 

Il pubblico stesso che diventa parte fondamentale della nostra rappresentazione. Non voglio essere retorico ma credo fermamente che una buona parte del mestiere di storyteller sia quello di aiutare le imprese a capire che esiste un pubblico e, successivamente, fare in modo che cerchino quello giusto. 

Non un target, tantomeno un cliente, si tratta di capire che c’è un pubblico. Qualcuno che assiste alla rappresentazione, più lo si conosce e più si riesce ad interagire con lui, a rompere la quarta parete, dicono quelli bravi. Nel dichiarare il titolo dello spettacolo e le sue caratteristiche si deve individuare un pubblico al quale rivolgersi, creando i presupposti per un engagement efficace. Si deve sempre partire dalla tipologia di persone che saranno sedute in sala. È facile immaginare che uno spettacolo per bambini sarà diverso da uno spettacolo per adulti. Concetto chiaro ma spesso sottovalutato dalle aziende.

Epilogo

In conclusione mi piace pensare la scrittura di uno spettacolo come la narrazione di una impresa: nasce dalla passione di qualcuno e di pari passo per ‘incontrare’ la storia quotidiana di un pubblico.

L’azienda, come un palcoscenico, deve racchiudere storie di passione, cadute e rinascite. Deve fare da stimolo e da porto sicuro, da laboratorio come da vetrina e, nei casi più coinvolgenti, essere luogo di interazione con il pubblico. 

Siete pronti a far contaminare il vostro spettacolo da chi è seduto in sala?