Tornano gli appuntamenti con i nostri W-guest. Oggi vi presentiamo lo chef Antonio Marchello. Personal Chef e formatore, sperimenta metodologie di training per privati e aziende, ideando, progettando ed erogando sessioni di cooking team building, cooking team working e altri innovativi processi educativi. 

Ma perché il cibo è così importante sul lavoro? E, soprattutto, cosa c’entra il calcio con la pausa pranzo? Non vi anticipiamo nulla e vi lasciamo alla metafora di Antonio.

Fischio dell’arbitro, fine primo tempo. I giocatori raggiungono lo spogliatoio e…

Ingurgitano toast, panini, insalatone d’ogni genere, roast beef, paste fredde o calde, l’immancabile carpaccio o piatto di bresaola con scaglie di grana rucola e pomodorini, un vitello tonnato che ha resistito a crisi, cambi generazionali, mode, ere glaciali e surriscaldamento del pianeta. Verdure d’ogni tipo sfilano malamente grigliate o lesse su vassoi di plastica, mentre coppette di macedonie malconce supplicano la fine della loro agonia. In attesa di conto e caffè, rigorosamente con dolcificante, l’allenatore intrattiene i giocatori con un paio di barzellette, il resoconto dettagliato dell’ultimo litigio in famiglia, l’auto che vorrebbe cambiare, il mutuo della casa, l’IMU, la crisi di governo, le foto delle vacanze, l’inaugurazione di un nuovo locale molto cool, la trama di un romanzo dall’intreccio inafferrabile.

Ve lo potete anche solo immaginare uno scenario del genere?

Eppure è quello che vi capita ogni giorno quando affrontate le vostre sfide professionali. Entrate in campo la mattina e giocate il vostro primo tempo con l’intento di vincere e ottenere un risultato soddisfacente. Poi scatta la pausa pranzo e in cielo, invece dei coriandoli per la consegna della coppa con il sottofondo musicale di “We Are The Champions”, volano esultanti ticket restaurant al suono di “devo scappare ho una riunione, e sono già tremendamente in ritardo!”.  

Si torna in campo, sarà un secondo tempo spettacolare!

Comincia il secondo tempo: vi avvicinate all’area piccola, sistemate il mouse sul dischetto del calcio di rigore e, di fronte, il vostro pc vi guarda con compassione. Tirate un’email con così poca forza che stenta ad arrivare in casella, provate a fare una telefonata ad effetto ma la traiettoria è talmente sballata da finire direttamente in tribuna. Cercate persino di dribblare un paio di avversità, ma siete così pesanti, inefficaci e poco agili da inciampare sui vostri stessi passi.

Il fischio che sentite non è quello dell’arbitro, il secondo tempo è appena cominciato, non vi fate illusioni. È un fischio corale di disapprovazione che rimbomba nella vostra testa. Vi ripetete come un mantra che l’importante non è vincere ma partecipare. Vi manca il fiato, guardate la panchina supplicando la sostituzione ma in panchina nessuno può prendere il vostro posto. Ok basta, non è il caso di infierire. Time out.

Sappiamo tutti che non è piacevole giocare in queste condizioni… Pausa caffè?

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Non è il caso di infierire, certo. Ma sicuramente è doveroso riflettere sull’importanza di prediligere pasti sani ed equilibrati, soprattutto al lavoro.

“Siamo quel che mangiamo” diceva Ludwig Feuerbach. Siamo anche come mangiamo, aggiungiamo noi.

Cambiare in meglio l’alimentazione e il modo in cui ci nutriamo migliora la vita, a casa e in ufficio. Pranzare insieme ai colleghi stimola la creatività e la produttività; la pausa pranzo diventa così un momento di condivisione, per scambiare idee, incertezze, riflessioni. Restituirle il giusto tempo fa bene a noi, ai colleghi e all’azienda. 

E tu, quanto tempo dedichi alla tua pausa pranzo? Raccontacelo nei commenti e, se ti va, puoi dare uno sguardo a In Food We Chat, il nostro programma dedicato al pranzo da ufficio, nato dalla collaborazione tra Wingage e Social Kitchen.