Michele Fasano

Regista e Produttore

Sattva Films

Alla passione iniziale si è aggiunta man mano una motivazione di responsabilità generativa di sapore politico e pedagogico, ma mai prescrittivo. Semmai esperienziale, poetico. 

Cosa ti spinge a fare il lavoro che fai?

Il mio lavoro è quello di raccontare storie, come regista in modo diretto, o come produttore in modo indiretto. Evidentemente è un’azione di grande responsabilità, in quanto la narrazione, tanto più per immagini, è un potente elemento di coesione ed evoluzione sociale, oppure di disgregazione e involuzione, a seconda di come si concepisce il prodotto. Pertanto, ad una passione originaria per l’avventura intellettuale, per il viaggio, per la conoscenza, si è aggiunta man mano con il tempo anche la responsabilità politica di integrare le conoscenze delle persone che compongono la comunità a cui appartengo (da quella locale a quella planetaria, a seconda dei target di ciascun film). Questo fornendo informazioni e nozioni quanto più controllate, sorvegliate e necessarie possibile a persone che non hanno il tempo, data la opprimente organizzazione del lavoro globale, di vivere i processi che servono a maturare determinate conoscenze o esperienze. Esiste un elemento di affidamento implicito del pubblico verso il narratore spesso rimosso e offeso. Per di più la narrazione cinematografica per la sua capacità di coinvolgimento immersivo, può andare ben oltre, offrendo allo spettatore la possibilità di vivere vere e proprie esperienze, qualcosa di più profondo della mera informazione, giungendo a toccare sue dimensioni intime (psicologiche o persino archetipiche), innescando o rinforzando processi di cambiamento duraturi e molto incisivi, talvolta liberatori. Pertanto alla passione iniziale si è aggiunta man mano una motivazione di responsabilità generativa di sapore politico e pedagogico, ma mai prescrittivo. Semmai esperienziale, poetico. 

Quali sono i comportamenti e le azioni che rendono visibile il tuo why?

Come azienda una forte e prolungata, costosa fase di ricerca e sviluppo: 1. riguardo i contenuti, 2. riguardo le strategie e le strutture drammaturgiche (originali e non cliché), 3. riguardo le strategie di distribuzione e marketing. Concepisco lo spettatore (il cliente) in una posizione attiva, non come mero consumatore. Il che significa comunicare ai suoi lati migliori o anche solo ai suoi bisogni impliciti, che esigono di essere coltivati e protetti (la cultura, l’educazione…), piuttosto che attingere ai suoi condizionamenti più beceri per fidelizzarlo a una tipologia di narrazione standardizzata, che lo rende mero consumatore condizionato, utile ad una economia di breve respiro (e di sfruttamento non percepito socialmente), ma di certo dannoso politicamente. Aprire alla possibilità di «un'esperienza» tramite la narrazione significa coltivare nello spettatore l’abitudine alla scelta (alla libertà), non alla assunzione di verità omogeneizzate e precotte (la dipendenza). Da qui discendono numerosissime scelte organizzative, gestionali, economiche, strategiche, relazionali, tutt’affatto diverse che non possono essere quelle delle vecchie forme aziendali della comunicazione in circolazione.

Immagina di essere uscito un attimo da una riunione. Cosa vorresti che gli altri dicessero di te e del tuo modo di affrontare il lavoro?

Dico sempre la verità, anche la più scomoda. Con l’opportuna delicatezza, ma solo fino a che non la si può dire tutta fino in fondo. Sono anche paziente. Cerco di costruire relazioni durature e non a tempo. E soprattutto di non romperle. Ma non basate su equivoci, tattiche e opportunismi. Qualsiasi cosa di buono si può fare dopo, dipende dal seme posto con la fiducia o meno a monte tra le persone. Se possibile. Se non è possibile fidarsi di me, non c’è nulla di perso e nulla di guadagnato per nessuno. Per cui vorrei che gli altri «dicessero/riconoscessero» una leadership fondata sulla affidabilità della parola e delle azioni conseguenti. Risultato difficile, fragile, attaccabile, ma indispensabile: criterio radicale di selezione, oltre che di costruzione delle collaborazioni. Come a dire: il tempo è galantuomo e non è mai tardi per imparare. Tutto questo genera reputazione, che si declina poi (a causa della necessaria, conseguente, esigente professionalità a sostegno) in un enorme ritorno di profitto (intangibile, ma anche poi molto tangibile) perché si diventa volano di dinamiche operative ed economiche auto-generative. Auto-consistenti. Per cui difficile al principio, inossidabile nel tempo.