Fabrizio Maddalena

Regista e videomaker

FabMad

Non si tratta solamente di “sentire” quello che dice l’altro, ma anche di capire il suo punto di vista e recepirne gli spunti propositivi.

Cosa ti spinge a fare il lavoro che fai?

Passione e competenza. La prima deriva da un interesse personale nel campo della regia cinematografica che risale dall’adolescenza e che, con l’andare degli anni, si è trasformato in una vera e propria professione. La seconda è dovuta agli anni di “militanza”: esattamente trent’anni fa dirigevo il mio primo film.

Quali sono i comportamenti e le azioni che rendono visibile il tuo why?

Essere empatici, puntare all’eccellenza e lavorare sodo per ottenere il massimo con gli strumenti che hai a disposizione sono i tre punti fondamentali. In generale, cerco di entrare in sintonia con gli altri stakeholder (cliente, attori, sceneggiatori, direttore della fotografia, ecc.) cercando di coinvolgerli nel progetto soprattutto emotivamente. In questo senso, ad esempio, particolare importanza ha la stesura dello script, che deve appassionarti alla prima lettura.

Immagina di essere uscito un attimo da una riunione. Cosa vorresti che gli altri dicessero di te e del tuo modo di affrontare il lavoro? 

Penso di essere una persona propositiva, proattiva e aperta alle idee altrui, e così spero dunque di essere considerato dagli altri. Credo che una delle cose più importanti in una discussione sia l’ascolto. Non si tratta solamente di “sentire” quello che dice l’altro, ma anche di capire il suo punto di vista e recepirne gli spunti propositivi. Come regista, sul set mi trovo a dover avere sempre “l’ultima parola” sulle scelte operative, ma questo non significa che io debba blindarmi nella mia visione personale di ciò che metto in scena. Riconoscere una buona idea, indipendentemente da chi l’ha concepita, spesso permette di migliorare quello che stai facendo.