Tutto intorno a noi è conversazione: mercati, persone, reti. Ce lo ricorda da quasi 20 anni la prima tesi del Cluetrain Manifesto “Markets are conversations.”

“In quanto esseri umani preferiamo da sempre la “voce umana” della conversazione. Genuina, diretta, emozionante.”

  1. La conversazione fa star meglio le persone e la soddisfazione, di clienti e di collaboratori, influisce positivamente sul bilancio
  2. Le persone conversano a prescindere, tanto vale sfruttarne i vantaggi
  3. Le conversazioni generano reti di contatti, ecco perché le imprese hanno un bisogno disperato che le persone si parlino
  4. L’intelligenza collettiva nasce dalla conversazione. La conversazione fa girare consigli, idee, opinioni, spunti e stimola la capacità critica
  5. Le conversazioni producono valore che se condiviso aumenta

La differenza tra comunicazione e conversazione

Il nodo fondamentale sta nella confusione che facciamo tra comunicazione e conversazione, usiamo queste parole spesso come sinonimi ma c’è una bella differenza!

Con il tempo il termine comunicazione è diventato sempre più simile a informazione. Quindi la comunicazione è:

  • unidirezionale
  • gerarchica
  • ufficiale
  • rassicurante per le organizzazioni

Conversare ha insito il concetto di stare insieme, convergere. La conversazione richiede un luogo, che sia la rete o la macchinetta del caffè, richiede un tempo e dei partecipanti. La conversazione è:

  • emergente
  • spontanea
  • coinvolgente

Può essere pilotata? Forse, ma non può essere imposta.

La resistenza delle aziende dipende dal fatto che la conversazione viene percepita come inefficiente: nei luoghi e nei tempi, nei modi, nei contenuti. Si fa conversazione nei corridoi più che negli uffici e raramente in modo produttivo per l’azienda.
Ma questo è sempre vero? La conversazione può essere inefficiente ma non per questo inutile. Lavoriamo meglio con le persone con cui stiamo bene, ad esempio perché abbiamo meno bisogno di coordinamento, e sono proprio le persone con cui conversiamo.
Quindi la conversazione non è rassicurante per le organizzazioni ma fa stare bene le persone, e siamo convinti che il benessere delle persone influisca sul bilancio di un’impresa.

Per essere più concreti: se guardiamo all’ambiente di lavoro, le conversazioni alla macchinetta del caffè talvolta ci dicono qualcosa in più sul clima organizzativo rispetto alle indagini di soddisfazione aziendale.
Tanto che alcune nuove tecniche di lavoro in team e di apprendimento replicano proprio questi meccanismi sociali.

“Back to the future, insomma: comunicare è rassicurante, conversare è umano, la “piazza delle parole” potrebbe essere il futuro, ma le organizzazioni devono fare i conti con la loro comfort zone…”

Conversazione, web e benessere. Cosa hanno in comune?

Oggi la conversazione ha trovato uno stimolo e uno spazio importante attraverso il web.

“La Rete ha ricreato un mondo provinciale – dice Carlo Turati – un mondo accogliente, con una sua identità, in cui si va in piazza, si chiacchiera e ci si fida uno dell’altro perché ciascuno ha un ruolo. E anche il mercato non può che essere un mercato di piazza”.

Gli strumenti digitali supportano la conversazione anche all’interno delle aziende che sono disposte ad accoglierla: basti pensare alle community interne o alle chat fra colleghi.

Tutto quello di cui stiamo parlando si può tradurre in engagement, una parola relativamente nuova per descrivere qualcosa che c’è da sempre: appartenenza, socialità, benessere. Siamo convinti che questi tre concetti base dell’engagement passino proprio attraverso la conversazione tra le persone.

Come si fa conversazione in azienda? Dallo storytelling allo storydoing.

Qualche azienda che vuole aprirsi alla conversazione c’è, ma poche lo fanno con consapevolezza. L’errore più comune è quello di approcciarsi alla conversazione con lo storytelling senza abbinare a questo strumento delle azioni concrete. Spesso lo storytelling nasconde ancora una comunicazione dall’alto che non genera una vera co-creazione di valore.

L’azienda esce dalla sua comfort zone quando passa dal racconto all’azione con lo storydoing - dice Annalisa Galardi.

“Chiamiamo storytelling l’arte e la tecnica del racconto. Chiamiamo storydoing la bravura dei grandi oratori di condurre gli uomini all’azione attraverso le parole.”

Succede quando la storia raccontata genera coinvolgimento e condivisione, in modo coerente con il proprio modello di business.
In questo modo l’azienda riesce a trasformare clienti, stakeholders e dipendenti nei principali ambassador.

Si tratta di cambiare mentalità e trasferire questi valori insegnando a clienti e portatori di interessi a raccontare la propria storia prendendo parte al processo di storydoing.

Questo è il cuore dei temi trattati da Annalisa Galardi e Carlo Turati al Festival della Comunicazione 2016, a Camogli.
Guarda il video completo dell’intervento “Comunicare, conversare, chattare. Lo storydoing e il potere delle parole.”

Grazie per aver letto l’articolo fino in fondo. Vuoi proseguire con noi la conversazione sullo storydoing? Lascia un commento o contattaci.