Da pochissimi giorni il Senato ha dato il via libera allo smart working. Adesso il lavoro agile ha finalmente una regolamentazione definitiva che, oltre a favorire una maggiore flessibilità nello svolgimento del proprio lavoro, garantisce una effettiva parità contrattuale e di retribuzione rispetto a chi svolge le medesime mansioni in azienda.

Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano sono 250.000 i lavoratori in Italia che possono godere della possibilità di svolgere il proprio lavoro da remoto.

Ad oggi, sono soprattutto le grandi aziende ad aver sperimentato e attivato progetti di lavoro agile (30%), mentre la percentuale delle PMI è ancora ferma al 5%.

E proprio da un nostro confronto con alcuni grandi gruppi italiani e multinazionali, sono emersi spunti e riflessioni molto interessanti a proposito di questo tema.

Smart Working non è dove si fa: è come si fa

Una delle sfide del lavoro agile è quella di passare da un’ottica di presenza a un’ottica di performance, spostando il focus sui risultati ottenuti, piuttosto che fossilizzarsi sulle ore trascorse in ufficio o a casa.

Per far sì che questo accada, deve prima di tutto esserci volontà e capacità di responsabilizzare le persone, rendendole libere di agire. Siamo pronti per questo tipo di approccio, o c’è il rischio che l’attenzione alla performance si traduca in pressione e controllo continuo sui propri collaboratori?

Abbiamo rivolto queste domande ad alcune aziende con politiche di lavoro agile già attive. Per realtà come Intesa Sanpaolo e Microsoft Italia, ad esempio, la verifica della performance deve prevalere sul controllo a tutti i costi. La logica è la stessa alla base dei servizi rivolti ai propri clienti: migliorare l’efficienza lavorativa e ottimizzare i tempi per raggiungere i risultati.

Perché il lavoro è come si fa, non dove si fa: smart working, lo dice la parola stessa, è prima di tutto lavorare con intelligenza.

Il lavoro è come si fa, non dove si fa: smart working, lo dice la parola stessa, è prima di tutto lavorare con intelligenza.

Impariamo ad essere Smart Manager

Portare lo smart working in azienda non basta, bisogna imparare a essere prima di tutto smart manager.

Molte volte l’ostacolo più grande risiede nel vincere la resistenza al cambiamento. In questi casi, un accompagnamento allo smart working all’interno delle organizzazioni potrebbe essere d’aiuto, così come imporre meno regole ai capi e concedere loro maggiore autonomia.

Lo smart working accresce la motivazione…

In media, 2 lavoratori su 3 sostengono che il lavoro agile migliorerebbe - ça va sans dire – l’equilibrio tra vita lavorativa e sfera privata, oltre ad aumentare la motivazione. In Coca-Cola HBC, ad esempio, grazie allo smart working il livello di engagement è notevolmente aumentato, abbassando sensibilmente il tasso di assenteismo il lunedì mattina.

… e favorisce la relazione

Per molti lavoro agile vuol dire flessibilità, autonomia, silenzio, concentrazione, efficienza, maggiore tempo per se stessi, più benessere per la persona e, di conseguenza, maggiore predisposizione alle relazioni.

C’è però chi sostiene che lavorare lontano dall'ufficio potrebbe limitare le occasioni di interazione e integrazione tra colleghi. Per questo diverse aziende, a postazioni isolate in ufficio, stanno cominciando a preferire spazi condivisi. Come Barilla, dove gli ambienti sono costruiti sulle attività e favoriscono le relazioni. Non solo openspace quindi, ma anche aree dedicate al design thinking, per stimolare il lavoro di squadra e lo scambio di nuove idee.

In sintesi smart working è molto più che svolgere il proprio lavoro da dove si vuole e quando si vuole. È un nuovo modo di lavorare, figlio naturale e legittimo del tempo in cui viviamo, che sta coinvolgendo sempre più aziende, enti e lavoratori.

“Scegliere lo smart working significa immaginare e sperimentare nuovi modi per essere al lavoro e lavorare meglio”. Comune di Milano – Settimana del Lavoro Agile 2017

Anche quest’anno Wingage partecipa al consueto appuntamento del Comune di Milano dedicato allo smart working. Nel 2016 abbiamo lanciato un hashtag e una domanda, #whereismydesk, chiedendo alle persone di raccontarci la propria idea di lavoro agile. In moltissimi hanno accolto con entusiasmo la nostra iniziativa, condividendo sui social le loro “scrivanie”.

Siamo curiosi di conoscere anche la tua opinione sullo smart working.

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Buona settimana del lavoro agile!