Che pressoché tutti i percorsi di apprendimento siano oggi caratterizzati dall’impiego più o meno diffuso di strumenti digitali è ormai un fatto evidente. Nei progetti di distance learning o nelle aule in presenza, nei percorsi blended o nelle flipped classroom, i tool digitali abilitano e potenziano il design degli interventi formativi. In un’epoca in cui il tema del digitale sta sfidando tutti a rivedere le modalità consolidate della formazione, il rischio che si corre è di introdurre un nuovo strumento nella relazione tra i partecipanti della sessione formativa ancor prima di aver effettuato una riflessione sull’impatto del suo impiego e sulla sua utilità rispetto agli obiettivi che si intende raggiungere. 

Sembra banale, ma l’esperienza di questi anni mi porta a pensare che sia meglio ricordare che il semplice utilizzo di un nuovo tool digitale non genera immediatamente e di per sé un miglioramento della qualità dell’apprendimento: resta fondamentale la progettazione del suo impiego entro una strategia e un approccio che è opportuno avere in mente in anticipo.

Il modello SAMR, elaborato da Ruben Puentedura nel 2010 (qui il suo blog: http://hippasus.com/blog/), può essere un utile supporto per rispondere alla domanda: “basta usare tool digitali nelle attività formative per trasformare la propria formazione in chiave digitale?”

SAMR è un acronimo che identifica 4 livelli di integrazione degli strumenti digitali nei percorsi di apprendimento, articolati in due step a seconda che si verifichi solamente un miglioramento o una vera e propria trasformazione della formazione. 

1. Substitution

Nel livello della Sostituzione, l’impiego di un tool digitale sostituisce gli strumenti tradizionali senza alcun vantaggio significativo sul piano funzionale. Se, ad esempio, mostro un video in cui io illustro qualche concetto invece di farlo di persona, posso al massimo avere un miglioramento in termini di efficienza. Il video potrà essere usato molte volte, i partecipanti potranno vederlo quando e dove vogliono,  ciascuno potrà rivedere più volte quello che non ha compreso.

2. Augmentation

Ugualmente, si avrà  un miglioramento in termini di efficienza al livello dello Sviluppo. In questo stadio, la sostituzione di qualche strumento tradizionale comporta anche alcuni vantaggi e miglioramenti funzionali. Se, ad esempio, invito a usare un iPad per prendere nota dei contenuti oggetto di un corso invece di far usare carta e penna, avrò un miglioramento della possibilità dei partecipanti di intervenire sul testo, di usare il correttore automatico, di modificare l’aspetto grafico dell’elaborato ecc.

Sostituzione e sviluppo migliorano la formazione ma non si può dire che la trasformino. Questo si verifica nei due livelli successivi, in cui diventa centrale il ruolo della dimensione "social” dell’apprendimento e la presa in carico del proprio sviluppo da parte del partecipante.

3. Modification

Col livello di Modifica la tecnologia inizia a trasformare i percorsi di apprendimento facilitando attività prima impossibili. Ad esempio, a questo livello, rientra la possibilità di far realizzare documenti in modo collaborativo.

4. Redefinition

Si arriva a sfruttare appieno le potenzialità offerte del digitale al quarto livello del modello: Ridefinizione. In questo step, dopo aver fatto elaborare un documento in modo collaborativo, si può chiedere di renderlo visibile e valutabile da un ampio pubblico, anche distribuito geograficamente. 

A questo livello, anche la fruizione dei video può diventare un’esperienza più ricca rispetto a quanto descritto nel primo step del modello se riesco a disegnare un’esperienza condivisa, basata sull’interazione.

Ted-Ed, ad esempio, permette di creare lezioni a partire dall’impiego dei video di qualità di TED pubblicati su YouTube. Essi vengono però arricchiti da una serie di strumenti che consentono al formatore di creare una cornice di significato in cui il video è solamente un pezzo di un puzzle più ricco, in cui si possono aggiungere altre “tessere” come approfondimenti, domande di verifica, conversazione tra pari. 

Un’attività formativa di questo tipo cambia il ruolo del docente e anche quello del partecipante: il primo deve sempre più approfondire le proprie capacità di designer di un’esperienza e conoscere la grammatica e le potenzialità dei vari tool; il secondo deve mettersi in gioco più che nel passato e prendersi un ruolo da protagonista del proprio percorso di apprendimento. 

Insomma, in un’attività formativa efficace oggi non ci sono più scuse per nessuno!