A settembre, si sa, si torna a pensare alla scuola. “Back to school” è la riflessione che, con diverse sfumature emotive, si è fatta strada nella mia testa anche quest’anno, invitandomi a pensare al nuovo anno accademico e agli studenti che avrò in aula.

In verità, quest’anno ho iniziato a pensarci in anticipo per partecipare alla conversazione su Educazione civica e identità: come cambiano al tempo del digitale in occasione della presentazione del volume #GalateoLinkedIn che si è tenuta lo scorso luglio.

Qual è l’identità degli studenti negli anni della “digital transformation”? Quali “tipi” incontro in aula rispetto a vent’anni fa?

Vi presento qui 5 tipologie di studenti che mi aspetto di trovare a lezione anche nel mio prossimo corso, ormai alle porte.

#1 IL NOTAIO. Ovvero quello che “fammi controllare…”

Come non c’è concerto che si rispetti senza un mare di cellulari tra il cantante sul palco e il suo pubblico, così non c’è aula in cui il docente non sia separato dagli studenti da uno strumento. Sui banchi sono scomparsi i fogli e le penne e sono apparsi i computer; gli studenti risultano così un po’ nascosti. Dietro lo schermo, qualcuno prende appunti, qualcuno gioca, qualcuno controlla i messaggi che arrivano continuamente (esattamente come in una riunione in azienda!). Tra tutti, però, si fa presto strada il notaio: solitamente nelle prime file, è lo studente che si prende la briga di verificare e certificare quello che il docente afferma nell’esatto momento in cui l’afferma: una data, una citazione, un autore... Chi ha detto che i millennials non sanno fare fact checking? Lo sanno fare benissimo e ci ricordano così, ogni giorno, almeno due cose: che se li incoraggiamo a farlo anche a lezione finita, avremo fatto un buon lavoro; che non basta avere un titolo, lavorare in un’istituzione tutto sommato rassicurante, per essere considerati bufala-free.

#2. LO SPAVALDO. Ovvero quello che “il più ganzo sono io!”

In un’aula sempre più digitale, lo spavaldo è il bulletto che azzarda la battuta, in più nascondendosi dietro l’anonimato. Mi spiego meglio con una storia. Quest’anno ho proposto ai miei studenti di rispondere alla domanda “Quali sono i tuoi giochi preferiti?” per comporre una tag cloud collettiva e iniziare un’esercitazione sugli advergame.

Tra le varie risposte, è comparsa la scritta “Ale Red ti picchio”. Una scritta piccola, nella parte bassa dello schermo che, in attività successive, è diventata “Ale Red attento” e anche “Ale Red ti ammazzo”. In aula, il clima era ridanciano e positivo, ma mi è stato chiaro che sarebbe stato meglio non sottovalutare certe dinamiche. Da spavaldo a stalker il passo può essere breve.

#3. IL COMODO. Ovvero quello che “fallo tu!”

Il comodo è lo studente per cui la “digital transformation” spetta agli altri, non lo riguarda.  Apprezza molto l’idea di una didattica rinnovata dal digitale, la “flipped classroom”, ma tutto sommato pensa che potrebbe farla il docente, o meglio, che potrebbe (e dovrebbe) farla SOLO il docente!

Il “comodo”, quindi, si siede nell’aula universitaria e aspetta che il sapere venga a lui. Sì, lo so che questa non è una novità del mondo digitale. Ma prima non c’erano strumenti che permettessero di alleggerire la lezione di tutto quanto lo studente può apprendere individualmente, mettendo in campo le sue risorse personali.

Per un’esperienza d’aula rinnovata dal digitale occorrono sicuramente docenti smart ma altrettanto sicuramente studenti che si scomodino…

#4. L’ANARCHICO. Ovvero quello che “regole no.”

Lo studente dell’epoca digitale non ci sta. Gerarchie, ruoli, potere sono qualcosa di davvero distante. E quindi, perché deve essere il docente a dirmi quando ci possiamo incontrare? (vedi immagine)

#5. L’INFIAMMABILE. Ovvero quello che “ora ti faccio vedere io!”

Che gli studenti si appassionino è quanto di più bello un docente possa desiderare. Che la passione faccia venir voglia di raccontare la propria storia è uno dei prerequisiti di ogni cambiamento che si rispetti. Ma una passione non ben orientata rischia di fare in rete quel che un fiammifero farebbe in una tanica di benzina.  Questo è stato, ad esempio, il caso di uno studente che, dopo una lezione su Dave Carroll (il caso United Breaks Guitars) e il ruolo attivo del “consum-autore” nel web 2.0, è tornato a casa, ha scritto parole di fuoco sulle pagine social di un suo fornitore e poi mi ha ringraziata… Non esattamente quello che avrei auspicato.

E a te è mai capitato di incontrare una di queste tipologie di studente? O anche collega, si intende. :)
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